Cronaca

Siria, i raid russi non si fermano. Erdogan: “Putin commette un grave errore”

Il ministero della Difesa di Mosca: 20 raid nelle ultime 24 ore, centrati 10 obiettivi riconducibili allo Stato Islamico. Merkel: “Forza militare non basta, necessario processo politico che comprenda tutti”. Il presidente turco: “Campagna russa inaccettabile”

DAMASCO – Continuano le missioni dei caccia russi nei cieli della Siria. Il ministero della Difesa ha reso noto che nelle ultime 24 ore sono stati condotti 20 raid e sono stati centrati 10 obiettivi riconducibili allo Stato Islamico. In particolare, riferisce Mosca, i jet russi hanno bombardato un campo di addestramento dell’Is, un deposito di armi nei sobborghi di Al-Tabqa, nella provincia settentrionale siriana di di Al-Raqqa, roccaforte del gruppo jihadista. Distrutto anche un laboratorio di cinture esplosive. Nei raid sono stati distrutti sistemi di controllo e danneggiate infrastrutture usate per preparare attacchi terroristici. In altri bombardamenti, sulla provincia di Idlib, sono stati distrutti tre depositi di munizioni e armamenti. Colpiti quattro posti di comando.

Le versioni dal territorio giungono dai residenti e dagli attivisti dell’Osservatorio siriano per i diritti umani, che ieri aveva denunciato come sotto le bombe russe finiscano spesso e volentieri obiettivi diversi dallo Stato Islamico. Secondo o testimoni, i jet russi hanno bombardato i dintorni della città di Talbiseh, a nord di Homs, dove le ambulanze hanno trasportato persone all’ospedale. Secondo un residente ascoltato dall’agenzia Reuters, almeno cinque corpi sono stati recuperati nella parte occidentale della città. Nella zona operano diversi gruppi ribelli vicini all’Esercito libero siriano, alcuni sostenuti anche da Paesi occidentali e arabi. “Finora ci sono stati sei o sette bombardamenti sulla città”, ha riferito un soccorritore volontario, Abdul Ghafar. “Sono stati aerei russi. Sono arrivati all’improvviso, di solito l’arrivo degli aerei siriani è preceduto da segnali di allarme, ma ora li vediamo all’improvviso sulle nostre teste”. L’Osservatorio ha comunicato che bombardamenti sono avvenuti anche nella vicina provincia di Hama, dove diverse zone sono controllate dall’Is.

Uno sforzo militare, quello russo, che pur combinato con i raid della Coalizione guidata dagli Usa non basterà a porre fine al conflitto siriano, per il quale è necessario un processo politico. Ne è convinta Angela Merkel, che intervistata dalla radio tedesca si è schierata con quanti considerano necessario coinvolgere il regime di Damasco nei negoziati, scenario contrastato con forza da Barack Obama seguito dal premier britannico David Cameron. “Per arrivare a una soluzione politica, è necessario che i rappresentanti di entrambe le parti, opposizione e governo, e altri, contribuiscano per un successo finale”, ha spiegato la cancelliera tedesca, secondo la quale Russia, Usa, Arabia Saudita e Iran possono giocare un ruolo importante, insieme a Francia, Germania e Gran Bretagna.

In Turchia intanto regna l’inquietudine. Ieri la gente è scesa in strada ad Ankara per accusare la Russia e Putin di complicità con l’assassino Assad. Dopo aver espresso nei giorni scorsi l’intenzione di incontrare Vladimir Putin per convincerlo a interrompere l’azione russa nell’area, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan ha ribadito ancora oggi che “la Russia in Siria commette un grave errore”. Riferimento al sostegno di Mosca a Bashar al Assad, che Ankara considera nemico giurato al punto da finire, prima della sua entrata nella Coalizione anti-Is, con l’essere accusata di fiancheggiare lo Stato Islamico permettendo l’afflusso di aspiranti jihadisti in territorio siriano attraverso i propri confini. “Le azioni della Russia e la sua campagna di bombardamenti in Siria sono del tutto inaccettabili” ha ripetuto Erdogan alla stampa prima di partire per la Francia.

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