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Cronaca

Scuola, le ‘primarie’ dei prof: il bonus sulla base dei voti dati dagli studenti. E’ polemica

Questionari anonimi e referendum negli istituti superiori per premiare i prof più bravi. La Cgil: “Gli alunni non possono decidere del compenso economico”

BOLOGNA – Il tuo insegnante riesce a coinvolgerti, è disponibile alle gite, corregge i compiti bene e in fretta? Dimostra attenzione verso lo studente? Sa tenere la disciplina in classe? Parte nelle scuole superiori il referendum tra gli studenti, sotto forma di questionari anonimi, sui loro professori. Un voto che avrà un peso nel decidere il ‘premiò a chi sta in cattedra, in media 24mila euro a scuola da distribuire a chi merita più degli altri. Ed è polemica. Insegnanti contrari, clima teso nei collegi dei docenti e sindacati sulle barricate.

Al liceo delle scienze umane “Duca d’Aosta” di Padova il comitato di valutazione della scuola ha deciso di avviare una consultazione tra studenti, genitori e insegnanti per decidere a chi assegnare il bonus previsto con la riforma della “Buona scuola”. E lo ha fatto con quattro questionari anonimi da infilare nelle urne – uno scatolone che sarà chiuso oggi – da compilare su base volontaria: uno per i maturandi, uno per i genitori degli alunni al quarto anno e due schede di autovalutazione per i docenti. Immediata la reazione, alcuni docenti annunciano di voler boicottare i questionari.

“Le polemiche erano da mettere in conto”, dichiara il preside Alberto Danieli. “Se non possono farlo i dirigenti, i genitori, gli alunni e gli stessi docenti ditemi cosa fare per migliorare e valutare il servizio che offriamo nelle scuole. Chiaro che il percorso è duro, come ogni novità. Il nostro comitato, con membri eletti da collegio docenti e consiglio di istituto, ha lavorato senza spaccature. Qui nessuno leva mezzo euro a nessuno, qualcuno avrà solo qualche soldo in più. Non è una pazzia”.

A Torino altre polemiche. Al liceo classico e scientifico Newton di Chivasso il questionario comprende 20 voci, con voti da uno a sei. Qui è il Cub scuola ad insorgere: “Si punta a utilizzare gli studenti come controllori dell’attività dei docenti e si fornisce al dirigente uno straordinario strumento di pressione”. Anche a Bologna i test anonimi si stanno diffondendo nei licei. Come gli scientifici Copernico e Righi, e negli istituti. I questionari introdotti all’istituto tecnico economico Salvemini di Casalecchio, già sperimentati l’anno scorso, comprendono anche un giudizio sul preside: una scheda da 50 punti, dove vengono valutate (da zero a due punti) 25 voci: disciplina, appunto, ma anche rapporto con gli studenti e i colleghi, la partecipazione a progetti internazionali, l’iscrizione dei propri alunni a gare, stage e concorsi, la disponibilità a tenere laboratori al pomeriggio.

I sindacati sono contrari. “Un circolo vizioso da interrompere – dichiara Raffaella Morsia, segretaria della Flc-Cgil dell’Emilia Romagna – gli studenti hanno diritto a partecipare alla vita della scuola, e siamo d’accordo sul fatto che giudichino i progetti didattici. Ma non così. Studenti e genitori non sono soggetti competenti a decidere l’erogazione di un compenso economico, che deve essere oggetto di contrattazione”. Ben più duro è Marcello Pacifico dell’Anief: “Va contro la legge, da nessuna parte c’è scritto che gli studenti devono valutare gli insegnanti. Surreale: chi è valutato valuta”.

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