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Schettino: “Non chiamatemi più comandante, sono solo un imputato. Ma non sono il colpevole di tutto”

L’ex vertice della Concordia ieri a Napoli per studiare le carte processuali in vista dell’impugnazione in Cassazione

Schettino: “Mi sento responsabile, sì. Soffro perché non sono riuscito a salvare tutte quelle vite, quello che avrei voluto fare e per cui ho sempre navigato e lavorato. Ma non mi sento colpevole. E non dite che sono scappato, per favore”.

NAPOLI. L’ex comandante cambia strategia, toni, atteggiamento. Francesco Schettino, condannato ormai anche in appello a 16 anni per il naufragio della Costa Concordia ha trascorso ieri, nello studio del suo avvocato Saverio Senese, e con l’altro suo storico  difensore Donato Laino, un lungo pomeriggio di studio delle carte processuali.

La voce appena rauca, la camicia chiara, in forma. “Lui è il nostro primo consulente – assicura Senese – Lo abbiamo chiamato in questi mesi in qualunque ora del giorno e della notte”. Schettino annuisce. E l’avvocato premette: “E lo sa perché non lo trovavate in giro? Perché non è più Schettino di una volta. È un uomo che ha cambiato vita, che vive con dolore e disagio questa nuova vita, con tutte le responsabilità ovviamente e la volontà di credere nel giusto processo, fino in fondo”.

La conferma della condanna in appello a 16 anni, per la tragedia della Concordia (avvenuta il 13 gennaio 2012: 32 persone morte, 110 i feriti), è arrivata martedì sera. Alle 16.30 di ieri,  raggiunge Napoli con la sua auto e entra nello studio dell’avvocato Senese: è un caso, ma dall’ufficio le finestre si affacciano su odori e colori del porto di Napoli, tante navi all’orizzonte, la vecchia vita di Schettino versione brillante e spensierata, quelle città del lusso galleggianti che il comandante non potrà più solcare. Dopo la separazione dalla moglie, vive da solo con il vivace cane che gli è stato regalato dalla figlia adolescente. Ha chiuso la porta alle tv e alle “esclusive” a pagamento. E per la prima volta viene fuori che ha  denunciato alla Procura di Milano la trasmissione “Le Iene” per “lo sconsiderato gioco imbastito sulla mia pelle”, dice.

Il comandante sembra non si veda più nella sua casa di Meta di Sorrento, con vista mozzafiato su Alimuri. Non sarà mica scappato, vero? “Non diciamo sciocchezze. Sono sempre a Meta. Ribadisco che mea sponte ho consegnato, ormai un anno fa, il mio passaporto ai carabinieri. Ma non mi chiami comandante”. Passato il tempo in cui si compiaceva di questo titolo, l’intera comunità di Meta ha sempre difeso compatta il suo comandante, (anche) per non veder macchiata una storia secolare, gloriosa sequenza di marinai e armatori metesi. “Io non mi sento comandante, adesso. Mi sento un imputato e basta. Ho fatto fatica  rendermene conto. E sto male perché non sono riuscito a salvare tutte quelle vite umane. Ma scriva così: mi sento responsabile, ma non colpevole dell’immensa tragedia che avvenne quella notte”.

La differenza? La spiegano ancora una volta, Senese e l’avvocato Laino. “Essere comandanti impone onori ed oneri. E la capacità di rispondere di ciò che avviene. Per questo, si sente responsabile. Ma non colpevole di tutti quei reati, perché credo che chi abbia voglia di leggere le 100mila pagine di questo processo può tranquillamente trovare altre risposte, altre interpretazioni. Ma questo, una volta letta la sentenza di secondo grado, proveremo a spiegarlo con atti alla mano. Per ora, le sentenze non si commentano, si impugnano”.
Un cambio di registro, una nuova sobrietà. E’ la disperata ricerca di uno sconto in Cassazione? O la linea imposta dalla nuova linea difensiva? “Gli avvocati Senese e Laino mi hanno spinto a rivedere alcuni miei comportamenti. Non voglio espormi al rischio di essere “pagliaccio” in mani altrui. Certo, riconosco che ho sbagliato, in passato. Ma c’è chi irresponsabilmente ha giocato su questo circo. Per esempio, sono stato costretto a denunciare la trasmissione “Le Iene””.

L’inedita inchiesta milanese sarà radicata a Milano: si riferisce alla vicenda nella quale uno dei conduttori de Le Iene si rivolse a un avvocato di Schettino facendogli credere che “l’Isola dei famosi” fosse interessata alla partecipazione del comandante al programma e disposta a versare un formidabile ingaggio.

Il legale (oggi non più difensore di Schettino) andò all’appuntamento, e sembrò che la trattativa andasse in porto per una cifra stellare. Ma Schettino ora dice, per la prima volta, con atti alla mano, che lui non ne sapeva nulla. L’ex comandante  nella denuncia ricorda che “il falso scoop” ha “prodotto gravi danni non solo per l’immagine del sottoscritto, chiaramente offuscata dagli intenti denigratori del servizio mandato in onda, ma anche per la stessa libertà personale e per il patrimonio di chi scrive, per il concreto pericolo – cui la sconsiderata iniziativa de Le Iene lo ha esposto – di essere sottoposto a misure cautelari per effetto del paventato pericolo di fuga che  pubblici ministeri hanno ancorato alle intenzioni che il sottoscritto avrebbe manifestato, pur nell’ambito dello scherzo organizzato dalle Iene, dichiarandosi disponibile a partecipare, dietro compenso, al citato reality show”. Le ipotesi di reato: sostituzione di persona e truffa. “I miei legali hanno ricostruito tutto nella denuncia ai pm di Milano. Quando vorranno, sono a loro disposizione”, si limita a dire. Viene da pensare che si tratti di guai di ben minore entità rispetto alla strage che lei si porta addosso. “Sì, ma non si gioca con la pelle delle persone, specie se hanno addosso delle tragedie”.

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