Cronaca

MEDIO ORIENTE Uccisi altri due giovani palestinesi. Hamas: “E’ nuova Intifada”

Il leader del movimento palestinese Haniyeh, è la sola via per la libertà

Gaza, 9 ott. – Due giovani palestinesi sono stati uccisi e altri 10 feriti dai soldati israeliani nella Striscia di Gaza, alla frontiera con Israele. Lo hanno reso noto i servizi di soccorso dell’enclave palestinese. I due giovani, Shadi Daula e Ahmed al Hirbawi, sono stati uccisi quando i soldati israeliani, in servizio dall’altra parte della recinzione, hanno risposto sparando a dei lanci di pietre di giovani palestinesi. Che si tratti di nuova Intifada lo conferma il leader di Hamas, Ismail Haniyeh: “Chiediamo di rafforzare l’Intifada, è la sola via che porterà alla liberazione” dei territori occupati, ha detto durante la preghiera settimanale del venerdì in una moschea di Gaza. “Gaza farà la sua parte nell’intifada di Gerusalemme ed è più che pronta allo scontro”.

INTIFADA DELLE PIETRE (1987-93) – L’8 dicembre 1987, quattro palestinesi del campo profughi di Jabaliya, nella Striscia di Gaza, muoiono investiti da un camion israeliano. Il giorno dopo, gli otto campi di rifugiati dell’enclave palestinese entrano in ebollizione. E’ l’inizio dell’intifada “delle pietre” che si propaga come polvere al vento nei Territori occupati e che durerà sei anni fino al reciproco riconoscimento fra Israele e l’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp). Per la prima volta dall’inizio del conflitto israelo-palestinese quaranta anni prima, il popolo palestinese dei Territori della Cisgiordania e du Gaza, all’epoca un milione e mezzo di abitanti, è in guerra contro Israele. Il governo israeliano accusa la Siria, l’Iran e l’Olp di essere all’origine dei disordini. In realtà, l’intifada è un movimento popolare spontaneo che esprime la frustrazione dei palestinesi dopo 21 anni di occupazione. Il sollevamento coglie di sorpresa lo stesso direttivo dell’Olp che all’epoca aveva sede a Tunisi. Le strade delle città e dei villaggi, le stradine dei campi, le terrazze, i minareti delle moschee si trasformano in altrettanti campi di battaglia a cui prendono parte giovani dai 10 ai 25 anni. Mal preparati a compiti di mantenimento dell’ordine, le forze israeliane rispondono sparando proiettili veri ai lanci di pietre e di bottiglie incendiarie. In sei anni, 1.258 palestinesi vengono uccisi da militari o coloni israeliani, secondo un bilancio stabilito dall’Afp sulla base di fonti palestinesi. Circa 150 israeliani vi perdono la vita, la maggior parte verso la fine dell’intifada dopo un inasprimento dell’insurrezione alimentato da Hamas, appena fondata, e dalla Jihad islamica. Il 13 settembre 1993 vengono firmati a Washington gli accordi di Oslo sull’autonomia palestinese. Il 24 l’Olp ordina ai suoi attivisti di porre fine a tutte le operazioni militari contro l’esercito israeliano.

INTIFADA DI AL AQSA (2000-2005) – Il 28 settembre 2000, due mesi dopo il fallimento degli accordi di Camp David, che avrebbero dovuto portare ad una soluzione finale del conflitto israelo-palestinese, Ariel Sharon allora capo dell’opposizione di destra si reca sulla Spianata delle Moschee a Gerusalemme. Il giorno dopo, la polizia israeliana spara su dei manifestanti sulla Spianata, uccidendo cinque palestinesi sul posto e altri due in città. Il 30 settembre, la morte ripresa dalle telecamere di Mohammad al Durra, 12 anni, ucciso fra le braccia del padre, diventerà il simbolo “dell’intifada di al Aqsa”, dal nome della principale moschea situata sulla Spianata. L’insurrezione è molto più sanguinosa della prima, con circa 4.700 morti, di cui più dell’80% palestinesi in circa cinque anni. La rivolta è segnata da sanguinosi attentati suicidi in Israele a da attacchi armati contro militari o coloni nei Territori. Più di 2.000 case palestinesi vengono abbattute dall’esercito. Il capo dell’Olp Yasser Arafat è confinato dal dicembre 2001 nella sede della Muqata a Ramallah: la lascerà solo nell’ottobre 2004 per la Francia dove morirà poco dopo. L’esercito israeliano intensifica le operazioni e rioccupa quasi tutta la Cisgiordania. Per la prima volta dal 1967 utilizza aerei da combattimento per bombardare i palestinesi. Nel 2004 liquida il fondatore e capo di Hamas nella Striscia di Gaza, Ahmad Yassin, poi il suo successore Abdelaziz al Rantissi. Ariel Sharon, divenuto Primo ministro di Israele, lancia nel giugno 2002 la costruzione di una barriera di sicurezza in Cisgiordania poi nel 2004 annuncia il ritiro unilaterale da Gaza, effettivo nel settembre 2005. L’8 febbraio 2005, Sharon e Abu Mazen, successore di Arafat, annunciano la fine delle violenze. 

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