Cronaca

Le prime adozioni gay trascritte dal Tribunale dei minori di Firenze

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L’Italia scrive un’altra pagina storica per i diritti delle coppie gay: il Tribunale dei minori di Firenze trascrive due provvedimenti di adozione emessi all’estero. Secondo il giudice deve prevalere l’interesse dei bambini.

Riconosciute le adozioni da parte di due coppie gay

Il Tribunale dei minori di Firenze: prevale l’interesse dei bambini

ROMA – Il Tribunale dei minori di Firenze ha segnato ieri una pietra miliare nel diritto di famiglia: per la prima volta il nostro Paese riconosce l’adozione da parte di una coppia gay disponendo la trascrizione dei provvedimenti della Corte britannica che nel 2014 aveva regolarizzato la famiglia composta da due papà, italiani ma residenti nel Regno Unito, e dai due fratellini da loro sottratti all’abbandono. Un caso che fa giurisprudenza. E poche ore dopo, a sorpresa, arriva il bis: gli stessi giudici riconoscono la status di figlia e la cittadinanza alla bimba adottata da un nostro connazionale che vive a New York con il suo compagno americano. I paladini liberal celebrano il D-day per i conservatori, da «Scienza e Vita» a Maurizio Gasparri, è l’alba dell’Apocalisse.

«E’ un grande giorno, ma eravamo sicuri che sarebbe finita bene» commenta la coppia italo-britannica dopo aver inviato un enorme mazzo di fiori all’avvocato-ariete Susanna Lollini. Lei invece, legale dell’Avvocatura per i diritti Lgbti-Rete Lenford, ammette di aver temuto fino all’ultimo: «Capivo che il giudice non era contrario ma finora tutti i precedenti erano negativi, una decina di anni fa a Brescia fu bocciata l’adozione da parte di due donne e si spiegò che era ancora presto. Ma soprattutto pesava la sentenza della Cassazione che nel 2011 aveva respinto l’istanza di una donna sola perché la legge sull’adozione prevede come requisito sine qua non che i genitori siano sposati da almeno 3 anni escludendo le coppie omosessuali ma anche i single. Abbiamo vinto perché sono riuscita a smontare questo impianto facendo leva sulla deroga prevista dal comma 4 dell’articolo 36 ».

La deroga impugnata dall’avvocato Lollini ha persuaso la Corte che fosse ammissibile l’adozione da parte di due adulti stabilitisi all’estero da oltre 2 anni (con regolare certificato di residenza in un Paese che nulla osta all’adozione omosessuale) senza trasfigurare né la legge sulle adozioni né quella sulle unioni civili (che esclude la «stepchild adoption», l’adozione del figliastro). «Si tratta di una vera e propria famiglia e di un rapporto di filiazione in piena regola che come tale va tutelato» hanno argomentato i giudici. I due bambini italo-britannici infatti, così come la bambina italo-americana, sono perfettamente inseriti nel proprio Paese di residenza, vanno a scuola, vengono in Italia per le vacanze con gli affettuosissimi nonni (tanto la Gran Bretagna quanto gli Stati Uniti prima di concedere l’adozione ad etero quanto a gay verificano che l’intero contesto familiare sia accogliente per la crescita di un minore).

Per quanto le sentenze di Firenze non tirino in ballo l’adozione da parte di coppie gay o single residenti in Italia (dunque rispettano la legge) e non siano associabili al caso di Trento, dove la Corte d’appello ha riconosciuto a due uomini la paternità dei bimbi nati all’estero con la maternità surrogata, i sostenitori della famiglia tradizionale accusano i tribunali di scavalcare il Parlamento. Mentre i papà di New York brindano («siamo usciti dalla zona d’ombra, ora nostra figlia avrà anche il passaporto italiano») chi non condivide la loro festa, a partire da Salvini, teme la fuga in avanti dei giudici con sentenze che sebbene diverse si rafforzano a vicenda: nel 2014 il Tribunale per i minori di Roma ha riconosciuto a due donne la stepchild adoption di una bimba nata con procreazione assistita in Spagna (la legge Cirinnà non era ancora in discussione), tre mesi dopo la Suprema Corte ha fatto lo stesso sempre «nell’interesse del minore». Ora Firenze.

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lastampa/Riconosciute le adozioni da parte di due coppie gay FRANCESCA PACI

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