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Cronaca

Il gelo tra i Cinque Stelle a Roma

Il gelo tra i Cinque Stelle a Roma

L’indagine sull’assessora all’Ambiente Muraro mette in difficoltà l’amministrazione Raggi. La sindaca di Roma afferma di essere stata informata della vicenda a luglio e di aver subito messo al corrente i vertici del M5S. Ma il direttorio del Movimento prende le distanze affermando di “non sapere nulla”. Grillo alla prima cittadina: “Bisogna chiarire l’episodio”.

Gelo tra il direttorio Cinque Stelle e la Raggi. Grillo: “Adesso Virginia dovrà chiarire”

Di Maio: «Noi tenuti all’oscuro». La sindaca cambia versione: «Avvisai Taverna»

ROMA – Il direttorio sapeva oppure no? Un secondo dopo aver ascoltato Virginia Raggi ammettere che era a conoscenza delle indagini su Paola Muraro, questa è l’unica domanda che tutti si fanno. A porla in commissione è Andrea Augello. Ha informato i vertici del M5S? «Sì certo» è la risposta che dà la sindaca. Pochi minuti prima era filtrata invece la versione del direttorio: «Non sapevamo nulla». Muraro e Raggi sapevano, ma non avrebbero detto nulla. Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Luigi Di Maio, il minidirettorio romano guidato da Paola Taverna: tutti erano all’oscuro. Ma la sindaca dice il contrario. Chi ha ragione? Qualcuno mente. Di certo stona l’ulteriore versione che a tarda serata offre la sindaca durante la parte secretata dell’audizione quando ammette: «Non ho informato Grillo né Di Maio, ma solo Taverna e Vignaroli del minidirettorio».

Il sospetto tra i deputati e i senatori della commissione è di trovarsi di fronte a una ricostruzione corretta dovuta alle ire del direttorio, tra la prima parte in streaming dei colloqui e la seconda a telecamere spente. Fonti dello staff pentastellato alla Camera confermano «il senso di stupore» in cui sono sprofondati i membri del direttorio. Di Maio ha chiesto conferma se qualcuno fosse stato perlomeno preallertato. Grillo ha fatto lo stesso, al telefono: «Chi sapeva?» ha domandato. «Nessuno di noi Beppe – gli è stato risposto da un membro del direttorio». In realtà tra Di Maio, Alessandro Di Battista – gli unici fino a ieri a difendere Raggi – Carla Ruocco e Roberto Fico, che invece con il loro silenzio ne hanno preso teatralmente le distanze, l’ammissione della sindaca sembra essere piombata all’improvviso. E non è stato certo piacevole. Ruocco, già furiosa per le dimissioni di Marcello Minenna, non si tiene e questa volta twitta di suo pugno. «Preciso di non conoscere la dott.sa Muraro e che apprendo da fonti giornalistiche le sue vicende giudiziarie».

Di Maio, pragmatico come al solito, vuole invece valutare attentamente la situazione. Capire da Raggi quale sarà la sua difesa questa volta e quali i contraccolpi. Anche perché non solo avrebbe nascosto la verità, ma li smentisce. «Non può venirci contro così» è la reazione nel direttorio mentre d’accordo con lo staff si pensa a cosa dire: «Sui giornali già si diceva delle indagini. Ma non sapevamo della richiesta del 335». Così il direttorio prova a fare fronte comune: non sapevano che Muraro aveva chiesto la certificazione dell’avvenuta iscrizione sul registro degli indagati. «Ora Virginia dovrà chiarire» concordano Grillo, Di Maio e Ruocco. Carlo Sibilia, il membro del direttorio solitamente più defilato, è l’unico a rilasciare dichiarazioni alle agenzie: «Personalmente non ne sapevo nulla. Ma da quanto ho capito non c’è stato un avviso di garanzia». I vertici del M5S hanno ben chiaro che la situazione a Roma è a un passo dall’essere drammatica. E quanto ha fatto Raggi potrebbe avere conseguenze imprevedibili nell’ascesa verso Palazzo Chigi di Di Maio. Perché un conto doveva essere gestire solo il caso di un’assessora indagata, Un altro sentirsi estromessi dalla verità dalla sindaca 5 Stelle di Roma. Lo stesso sentimento che provano gli assessori, come Paolo Berdini, all’Urbanistica e a un passo dall’addio. «Io l’ho saputo dai giornali» ammette Adriano Meloni, allo Sviluppo economico. Anche con i 29 consiglieri pentastellati, riuniti a pochi passi dal Campidoglio, il sindaco non ne ha mai parlato. C’è chi cerca di minimizzare la poca trasparenza come Enrico Stefano «Un vecchio adagio dice: Non si può dire tutto a tutti. Avranno avuto i loro buoni motivi per tenerci all’oscuro». E c’è invece chi quei buoni motivi vuole capirli: «Non ci ha mai detto nulla, ma con Virginia parleremo – assicura Alisia Marani – Non so invece se confermeremo la fiducia a Muraro».

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