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Anatema del Papa, chi sfrutta lavoro nero è una sanguisuga

Papa Bergoglio e Lo Sterco Del Demonio
Papa Bergoglio
Anatema del Papa: “Malintesi e timori non indeboliscano nostra determinazione nell’assistere migranti. Paura del terrorismo non cancelli diritti umani”

CdV – “Chi accumula ricchezze con sfruttamento, lavoro in nero, contratti ingiusti, e’ una sanguisuga che rende schiava la gente” Anatema di Papa Francesco contro i moderni ‘chiavisti’ nell’omelia di oggi a Santa Marta. “Il sangue di chi e’ sfruttato nel lavoro – denuncia il Papa – e’ un grido di giustizia al Signore. Lo sfruttamento del lavoro, nuova schiavitu’, e’ un peccato mortale. Le ricchezze in se stesse sono buone, ma sono relative. Vanno messe al giusto posto”. Secondo Francesco “non si puo’ vivere per le ricchezze. E’ piu’ importante un bicchier d’acqua nel nome di Gesu’ che tutte le ricchezze accumulate con lo sfruttamento della gente”. I contenuti dell’omelia di oggi sono stati diffusi dall’Osservatore Romano su Twitter. La nuova denuncia del Papa arriva dopo il duro monito che lo stesso Francesco aveva pronunciato a Prato il 10 novembre scorso quando aveva detto che “e’ un dovere combattere il cancro dello sfruttamento lavorativo e il veleno dell’illegalita’”. Ed invito’ a stabilire “patti di prossimita’” con le fasce della societa’ piu’ vulnerabili: “i poveri, gli immigrati, ma anche le famiglie”.

“Non dobbiamo permettere che malintesi e paure indeboliscano la nostra determinazione nell’assistere i migranti e quanti si prendono cura di loro”. Sono parole di Papa Francesco a un gruppo di ambasciatori ricevuto per la presentazione dell elettere credenziali. Secondo Francesco, “dobbiamo guardare allo straniero e al migrante come un soggetto da ascoltare e apprezzare, rispettando la loro cultura e preservando la nostra, in modo che si arricchiscano entrambe. “Se – invece – incomprensione e paura prevalgono, qualcorsa di noi stessi e’ danneggiato e la pace stessa e’ compromessa”.  “Per quanti sono afflitti dalla tragedia della violenza e della migrazione forzata, dobbiamo essere risoluti – ha scandito Francesco rivolto ai diplomatici – nel far conoscere al mondo la loro condizione critica, cosi’ che, attraverso la nostra, possa essere udita la loro voce, troppo debole e incapace di far sentire il suo grido. La via della diplomazia ci aiuta ad amplificare e trasmettere questo grido attraverso la ricerca di soluzioni alle molteplici cause che stanno alla base degli attuali conflitti. Cio’ si attua specialmente negli sforzi di privare delle armi quanti usano violenza, come pure di mettere fine alla piaga del traffico umano e del commercio di droga che spesso accompagna questo male”. Secondo il Papa, “mentre le nostre iniziative in nome della pace dovrebbero aiutare le popolazioni a rimanere in patria, il momento presente ci chiama ad assistere i migranti e quanti si prendono cura di loro”.

“Molte persone tendono ad isolarsi di fronte alla durezza della realta’. Hanno paura del terrorismo e che il crescente afflusso di migranti cambi radicalmente la loro cultura, la loro stabilita’ economica e il loro stile di vita”. Ma se “questi sono timori che comprendiamo e che non possiamo tralasciare con leggerezza, tuttavia devono essere affrontati con saggezza e compassione, cosi’ che i diritti e i bisogni di tutti vengano rispettati e sostenuti”, ha detto Papa Francesco agli ambasciatori presso la Santa Sede di Estonia, Malawi, Namibia, Seychelles, Tailandia e Zambia, che hanno presentato oggi le cerdenziali.  “La vostra presenza qui oggi – ha sottolineato Bergoglio parlando ai diplomatici – e’ un forte richiamo al fatto che, nonostante le nostre nazionalita’, culture e confessioni religiose possano essere diverse, siamo uniti dalla comune umanita’ e dalla condivisa missione di prenderci cura della societa’ e del creato”.

Secondo Papa Francesco, “questo servizio ha assunto una particolare urgenza, dal momento che tante persone nel mondo stanno soffrendo conflitti e guerre, migrazioni e trasferimenti forzati, e incertezze causate dalle difficolta’ economiche. Questi problemi richiedono non solo che riflettiamo su di essi e ne discutiamo, ma che esprimiamo anche segni concreti di solidarieta’ con i nostri fratelli e sorelle in grave necessita’. Perche’ questo servizio di solidarieta’ sia efficace, i nostri sforzi devono essere diretti a perseguire la pace, in cui ogni diritto naturale individuale e ogni sviluppo umano integrale possa essere esercitato e garantito”. “Tale compito – ha concluso – richiede che lavoriamo insieme in modo efficiente e coordinato, incoraggiando i membri delle nostre comunita’ a diventare loro stessi artigiani di pace, promotori di giustizia sociale e difensori del vero rispetto per la nostra casa comune. Cio’ diventa sempre piu’ difficile, perche’ il nostro mondo appare sempre piu’ frammentato e polarizzato”.

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