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Draghi acquisterà ancora titoli di Stato: la Germania si lamenta

Con il piano di Draghi l’Italia ci guadagna, la Germania si lamenta

Dai conti pubblici, alle banche passando per famiglie e imprese: Alessandro Barbera spiega quali saranno gli effetti del provvedimento di Draghi.

Con il piano di Draghi l’Italia ci guadagna, la Germania si lamenta

Forte risparmio sulle spese per interessi nel Sud Europa. Eppure il massimo vantaggio (28 miliardi) è per Berlino

FRANCOFORTE – Stilare una classifica di chi guadagnerà di più dal proseguimento del piano straordinario di acquisti della Banca centrale europea è un’operazione di sicuro successo, e una delle questioni più dibattute in Germania. Negli ambienti conservatori tedeschi non si perde giorno per lamentare che il programma è un regalo ai Paesi indebitati e spendaccioni come l’Italia, la Spagna o il Portogallo. In realtà se c’è qualcuno che ha risparmiato enormi quantità di interessi sul debito pubblico nell’ultimo anno e mezzo è proprio Berlino. Nella recente visita al Bundestag è stato proprio Draghi a quantificare quel numero: 28 miliardi di euro nel solo 2015. È questa la ragione per la quale, a dispetto dei reiterati no del collega della Bundesbank Weidmann, Draghi ha avuto il via della Merkel a nove mesi aggiuntivi, seppure ad un ritmo lievemente più basso: 60 miliardi al mese invece di 80. È possibile che nel corso del 2017 lo spread fra Btp e Bund ne risenta un po’, ma come dimostra la lieve oscillazione ieri sul mercato, si tradurrà probabilmente in una differenza di pochi punti base. I vantaggi sostanziali del piano restano intatti.

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Famiglie e imprese: i mutui e gli altri prestiti sono più convenienti  

Famiglie e imprese sono quelle che si avvantaggiano di più delle politiche espansive. Le famiglie pagano interessi più bassi per i mutui e prestiti personali, le imprese per finanziare qualunque iniziativa. A lato del piano di acquisti (che da qualche mese è previsto anche per i titoli delle grandi aziende) vengono proposti alle banche anche programmi straordinari di acquisto di liquidità, detti “Tltro”, a tassi vantaggiosi: in questo modo gli istituti sono spinti a offrire più prestiti. I tassi oggi sono a livelli così bassi da aver ridotto al minimo la distanza fra tasso fisso e variabile. Facciamo un banale esempio: per finanziare centomila euro a tasso variabile per vent’anni si paga 450 euro al mese a meno dell’1% mentre il finanziamento a tasso fisso oscilla attorno all’1,5 per cento per una rata di 480 euro. I tassi negativi sui depositi hanno di recente innescato una paradossale controindicazione: alcune banche hanno cominciato a chiedere di essere pagate per accettare denaro.

Governo: boccata d’ossigeno per i conti pubblici  

Poco importa se il prossimo premier sarà ancora Renzi oppure Padoan, Grasso o Delrio. La conferma del piano Draghi per tutto il 2017 è una nuova boccata d’ossigeno che concede all’Italia un anno in più per risolvere le sue contraddizioni. Nel 2018 lo scudo che finora ha protetto il nostro debito dai suoi costi e dalle oscillazioni dei mercati verrà meno. Dal lancio nel 2015 abbiamo risparmiato circa otto miliardi di interessi l’anno. Già il prossimo autunno la Bce sarà costretta ad annunciare l’inizio della fine della fase straordinaria di acquisti di titoli pubblici e a quel punto addio alle manovre costose e con pochi tagli. Ne 2017 lo spread fra Btp e Bund resterà sotto controllo, e permetterà al governo di fare il deficit necessario a sostenere la ripresa. Se oggi lo scudo non ci fosse, fra la crisi politica e le difficoltà di Mps sarebbe ben oltre i 161 punti.

Banche: con i tassi bassi meno guadagni  

Anche le banche che versano in cattive condizioni – hanno un anno in più per risolvere problemi come quello dei crediti deteriorati. Il legame fra il piano Draghi e il sistema del credito in questo caso è indiretto: il programma riduce il rischio connesso al possesso di titoli pubblici. Poiché quasi la metà del debito è nella pancia dei nostri istituti, l’azione della Bce protegge l’intero sistema. Se in questo ultimo anno e mezzo l’Italia non fosse stata sotto quell’ombrello, difficilmente Mps avrebbe potuto evitare l’aumento di capitale che ora è costretta a fare dalla stessa vigilanza Ue. Però la politica monetaria espansiva tiene bassi i tassi, e dunque anche i margini di guadagno sulle operazioni di finanziamento delle banche. Il probabile aumento dei tassi americani aiuta, perché ha già fatto risalire quelli a più lunga scadenza, attutendo i costi del piano europeo.

Twitter @alexbarbera

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